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Vitamina K: la protagonista nascosta della coagulazione

Indice

La vitamina K è conosciuta soprattutto per la sua importanza nel processo di coagulazione. Ma capiamo meglio qual è il suo ruolo nello specifico!

 

Cos’è la vitamina K

La vitamina K fa parte delle vitamine liposolubili ed è coinvolta principalmente nel meccanismo della coagulazione, il processo attraverso cui il nostro organismo, in caso di ferite, attiva una serie di reazioni a cascata per trasformare il sangue da liquido a gel solido e fermare l’emorragia.

Una particolarità affascinante è che parte di questa vitamina viene prodotta dal nostro microbiota intestinale, ovvero dai batteri “buoni” che vivono nel nostro intestino. La produzione endogena, insieme all’efficiente sistema che mette in atto il nostro corpo per “riciclare al massimo” la vitamina, garantiscono già una buona quantità di vitamina nell’organismo, a prescindere dall’alimentazione.

Esistono tre forme principali:

  • K1 (fillochinone): si trova principalmente negli alimenti di origine vegetale, in particolare nelle verdure a foglia verde.
  • K2 (menachinone): è la forma prodotta dal microbiota intestinale. Inoltre, è presente in alcuni cibi di origine animale.
  • K3 (menadione): è la forma sintetica, che viene usata principalmente in ambito veterinario o farmaceutico.

 

In quali alimenti si trova la vitamina K

Verdure con vitamina K

La principale fonte di vitamina K è rappresentata dalle verdure a foglia verde, che contengono questa vitamina in forma di fillochinone (K1). In particolare abbiamo:

  • Cavoli (in tutte le loro forme: verza, nero, cappuccio)
  • Spinaci
  • Bietole
  • Lattuga
  • Broccoli

La vitamina K1 è presente anche nei legumi e negli oli vegetali.

Frutta con vitamina K

Sebbene in quantità minori, anche la frutta può contribuire. In particolare troviamo la vitamina K in kiwi, mirtilli, fragole, fichi. Si tratta comunque di fonti poco abbondanti, ma possono completare l’apporto in una dieta varia ed equilibrata.

Fonti animali

Nelle fonti animali, troviamo la vitamina K2 (menachinone ). Gli alimenti principali in cui si trova sono fegato, tuorlo d’uovo, formaggi stagionati, yogurt intero, burro. Questi presentano una quantità molto minore di vitamina rispetto alle verdure a foglia verde, tuttavia la forma K2 ha una maggiore biodisponibilità, quindi è assorbita quasi completamente dal nostro organismo rispetto alla forma K1.

 

Coagulazione e vitamina K

La vitamina K è fondamentale per attivare una serie di proteine coinvolte nella coagulazione del sangue. Vediamo in maniera semplice come funziona questo meccanismo.

Il processo parte con la trasformazione della vitamina in idrochinone, la sua forma attiva. Questa trasformazione avviene nel fegato. L’idrochinone agisce come cofattore per un enzima che attiva i fattori della coagulazione (protrombina, fattori VII, IX e X della coagulazione, proteine C, S, Z e M). Ciò significa che, in presenza della vitamina K in forma attiva, tutti questi fattori coinvolti nel meccanismo della coagulazione subiscono delle modifiche e diventano funzionali. Possono così legarsi al calcio, per formare dei “ponti di calcio” che a loro volta interagiscono con le piastrine, riunendole e permettendo loro di mettere in atto i meccanismi per formare il coagulo e bloccare la fuoriuscita di sangue.

 

Vitamina K e salute delle ossa

Lo stesso meccanismo che regola la coagulazione si applica anche alle ossa. La vitamina K attiva una proteina chiamata osteocalcina, prodotta dagli osteoblasti (le cellule che costruiscono l’osso). Anche in questo caso, la vitamina permette all’osteocalcina di legarsi al calcio e di integrarlo correttamente nella matrice ossea. Senza questo passaggio, il calcio non si deposita in modo efficiente, e ciò potrebbe portare a un indebolimento delle ossa.

 

Fabbisogno di vitamina K

Il fabbisogno giornaliero di vitamina K varia principalmente in base all’età. Secondo i LARN, l’assunzione adeguata (AI) va dai 10 µg al giorno nei neonati, e aumenta man mano nelle varie fasce di età, fino ad arrivare ad un fabbisogno di 135 µg al giorno per gli uomini e 125 µg per le donne.

Una dieta equilibrata con verdure a foglia verde copre facilmente queste quantità. Tuttavia, alcune condizioni possono aumentare il rischio di carenza.

 

Cosa provoca la carenza di vitamina K

Fenomeni di carenza sono rari negli adulti, ma possono verificarsi in caso di:

  • Terapie antibiotiche prolungate che alterano il microbiota
  • Malassorbimento intestinale
  • Uso prolungato di alcuni farmaci anticoagulanti che limitano l’azione della vitamina

I sintomi possono includere lividi frequenti, emorragie, epistassi (fuoriuscita di sangue dal naso), indebolimento delle ossa.

Nei neonati, il cui intestino è ancora poco popolato dalla flora microbica, la vitamina K viene assunta principalmente dal latte materno e, prima della nascita, direttamente dalla madre attraverso la placenta. Una carenza può quindi verificarsi quando il trasporto dalla madre al feto è stato poco efficiente e quando il contenuto di vitamina nel latte materno è basso. Nel caso di alimentazione artificiale il latte in commercio è arricchito con vitamina K.

La carenza nei neonati può causare la malattia emorragica del neonato, che conduce nei casi gravi anche alla morte. Per questo motivo attualmente viene somministrata in maniera preventiva una dose di vitamina K subito dopo la nascita.

 

Conclusione

La vitamina K è una regista silenziosa che orchestra processi vitali: dalla formazione dei coaguli che ci proteggono quando ci feriamo alla salute delle nostre ossa, passando per un dialogo costante con il nostro microbiota. Prendersi cura dell’equilibrio nutrizionale che la sostiene attraverso l’alimentazione, l’ascolto del proprio corpo e, se necessario, un supporto professionale, significa scegliere di proteggere quei meccanismi invisibili che ogni giorno lavorano per mantenerci in salute.

 

Riferimenti e approfondimenti:

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